lunedì 26 novembre 2012

*** INVITO Convegno Boccaccio 13/12/2012 ***

 




Elegia di Madonna Fiammetta

(Epilogo)

Introduzione alla Performance a cura di

Barbara Rossi

 

Il concetto di performance trae la sua origine a metà del XX secolo e segue quel filo conduttore degli studi, compiuti nel II decennio del secolo dagli artisti Wassily Kandinsky e Paul Klee:

Il primo opera una smaterializzazione dell’opera figurativa, riportandosi a una pura volontà espressiva secondo la quale non è ancora prevista nessuna esperienza visiva o linguistica.

Le improvisations, quindi, si presentano come movimenti aggregati di segni senza alcun rapporto strutturale e ordine apparente.


Il secondo, è stato il primo artista che si sia addentrato, conservando tuttavia una grande chiarezza di coscienza e una straordinaria limpidezza espressiva, in quella sconfinata regione dell’inconscio che Sigmund Freud e Carl Gustav Jung avevano da poco aperto alla ricerca, «una regione in cui nulla si dà come rappresentazione o concetto e tutto si dà per immagini e segni».

Per Klee, ad esempio, le immagini si scompongono, ricompongono e si combinano secondo nessi alogici e asintattici ma vitali e sensibili come legamenti nervosi.

Sia Wassily Kandinsky sia Paul Klee giungono alla conclusione, attraverso le loro ricerche analitiche, che ogni forma artistica possa esprimersi partendo dall'assoluta soggettività che l'individuo ha della comprensione dell’arte, così che lo scopo non è di rappresentare ma di visualizzare dove la raffigurazione segue le leggi della percezione. 

Con il passare del tempo, il concetto di Performance è ripreso e ampliato da un insieme di Movimenti e Correnti artistiche, che per mezzo dell’espressione creativa riflettevano polemizzando un determinato atteggiamento diffuso nella società contemporanea.

In questo caso, l’Informale si pone in forte contrasto con tutto ciò che, in qualche modo, può essere riconducibile a una forma, sia essa figurativa o anche puramente astratta. Esso abbraccia varie matrici, traendo origine dal movimento Dada, dall'Espressionismo e dal Surrealismo. Da questo esplosivo miscuglio delle principali tematiche delle avanguardie storiche, scaturisce una concezione dell'arte ironica e provocatoria costantemente tesa a negare qualsiasi valore ad ogni attività che presupponga il filtro della ragione.

Passioni, tensioni e disagi devono pertanto essere espressi nel modo più libero, spontaneo e violento possibile, al di fuori di qualsiasi schema precostituito e contro ogni regola normalmente accettata. L'evento artistico, svuotato da qualsiasi residuo valore formale, si esaurisce pertanto con l'atto stesso della creazione. Si indicano con il gesto e la materia le due componenti fondamentali dell'informale.

Arte: non è la pittura eseguita ma l'atto di eseguirla dove il gesto non è necessariamente pittorico. L'artista informale, dunque, non è più colui che crea nuovi eventi, ma colui che sa lasciarli accadere, limitandosi magari a favorirne l'attuazione con la spontaneità del caso o la fantasia del sogno.

L'Informale è proprio l'arte dell'incomunicabilità e sotto una prospettiva meno pessimista, l'arte del tentativo di comunicare di nuovo.

Inoltre, all’Informale si aggiungono:

L’arte concettuale si orienta verso una ricerca dei materiali più eterogenei come fogli di carta, discorsi verbali sull’arte, riflessioni filosofiche sul sistema artistico.

L’arte processuale non si focalizza sul risultato inteso come opera compiuta (la tela) quanto il processo adatto a promuoverla.

La Body Art usa il corpo che assume e diventa un sistema di segni, gesti, respiri, suoni, movimenti entro un contenitore: in questo caso l’interno della Biblioteca Vallicelliana e gli spettatori diventano loro stessi attori perché parte di un momento specifico scandito dal tempo. Espressività condotta in questa performance dalla danzatrice Katia Frese e dall’attrice Sara Armentano.

Il risultato è un’opera totale, unica e irripetibile perché nata nell’interpretazione dell’evento sintetico dove: pittura, musica, danza e teatro compongono insieme un LIVE ART.

Il termine più adeguato per descrivere il lavoro della danzatrice, dell’attrice e in certi momenti anche dell’artista (Cinzia Fiaschi) è la Contact improvisation: un genere di ballo improvvisato, una delle forme meglio conosciute e caratteristiche di danza post moderna, nel quale la Compagnia (Dancing in Action Painting) si abbandona all’improvvisazione. Una ricerca improntata sulle relazioni reciproche tra pubblico, opera e spazio: l'Happening.

 L’Happening, dove al posto del concerto c'è uno spazio esecutivo concepito teatralmente e ideato da mezzi misti, come la forma musicale. Musica sperimentale associata al Jazz, indagata dal compositore e precursore John Cage negli anni 50', sua l'affermazione: «Cerco di pensare a tutta la mia musica posteriore 4'33 come a qualcosa che fondamentalmente non interrompa quel pezzo», riferendosi alla serie di quadri bianchi dipinti dall'artista Robert Rauschemberg. Ed è prendendo spunto proprio da questa volontà che la vocalist Cinzia Eramo non interpreterà una composizione come tessuto musicale, ma una musica intesa come suoni vocali.

Cos'è l'Happening? Un gesto d’irruzione nello spazio quotidiano, organizzato in tempi e luoghi dove non è prevista la presenza della produzione artistica, dove il colore si fonda con il movimento del corpo ed è attraverso questo processo che entra nell’arte il tempo come durata reale.

Cinzia Fiaschi intende avvalersi dell'Action Painting come strumento per esprimere i suoi pensieri, idee, concetti afferenti alla rilettura e quindi all’approccio di un testo come quello dell'Elegia di Madonna Fiammetta.

Parlare di Espressionismo astratto americano o Action Painting significa alludere in pittura all’artista Jackson Pollock. La pittura (dripping) con Pollock segue un ulteriore processo di accelerazione nell’arte pittorica lasciando ad essa un certo margine al caso: «senza caso non c’è esistenza».

Il caso è libertà rispetto alle leggi della logica, ma è anche la condizione di necessità per cui, vivendo, si affrontano a ogni istante situazioni impreviste. La salvezza non è nella ragione che fa progetti, ma nella capacità di vivere con lucidità la casualità degli eventi. Tutto sta nel trovare il proprio ritmo e nel non perderlo, qualsiasi cosa accada. Questo è anche il procedimento nel quale l’artista in questo caso la performer Cinzia Fiaschi esprime e interagisce con i componenti della Compagnia, con lo spazio interno ed esterno e con il pubblico.

Passando a descrivere a grandi linee il testo dell’Elegia di Madonna Fiammetta, scritto da Giovanni Boccaccio si evince, ma anche come spiegano sia l’artista che la Compagnia, su come da un’idea di rilettura del testo in cui emerge tutta una serie di considerazioni sul ruolo della figura femminile, la pittrice possa avvalersi della performance, come mezzo per trasferire la sua personale riflessione e considerazione sul mondo femminile.

L’artista usando il corpo come contenitore, unito alla fermezza e alla chiarezza dell’atto improvvisato, inteso come gesto e movimento, porta lo spettatore alla facile comprensione, su come in realtà, esso diventi una condizione necessaria per intraprendere il suo personale viaggio estetico - emotivo, rappresentando non di meno una sorta di cammino individuale e interiore alla scoperta dell’ignoto ma anche alla rivelazione del colore.

Il lavoro sull'Elegia di Madonna Fiammetta, in realtà è parte di uno studio più accurato, condotto con il testo, Amorose visioni, sempre dello stesso autore e rielaborato in performance nel 2007 dalla medesima Compagnia DAP. In entrambi i testi, la Fiaschi volge alla conclusione che in 700 anni, fattori legati all’estetica e al comportamento, non siano affatto cambiati. Trovando in questa asserzione, una possibile denuncia alla presentazione del corpo femminile, che vive ancora costantemente ingabbiato in una sorta di macchina, sovente assumendo forme inumane e asettiche. L’artista rivolgendosi con distacco alla società contemporanea, trova la forza di rigettare il suo dissenso e lo fa avvalendosi del mezzo artistico e della sua conoscenza tecnica che ha di esso, lanciando al pubblico un’idea di rilettura del ruolo che ognuno ha della figura femminile. Allo stesso tempo con l’improvvisazione del testo in questione, guida lo spettatore/attore verso la consapevolezza che tutto il suo senso libero di pensare, di amare, di lavorare con i colori, di vivere o sopravvivere, dipingendo intenti senza soluzione e di scrivere per chi vuole leggerla, sia una fotografia vera di una donna capace di vedere, di assorbire e trattenere, ma anche di pensare e di reagire, di rigettare, gridare e rifiutare qualsiasi posizione.

Come l’artista ammette: «Fiammetta è una donna di cui è facile e immediato sentirsi vicini nei patimenti e nelle gioie dell’amore». Il tentativo della Compagnia è stato quello di trasportare le suggestioni, il carattere, la forza, l’angoscia, la bellezza luminosa di una donna cortese e giovane, in nuovi spazi di tipo cromatico, estetico, aspetti sensibili a una trasposizione pittorica su tela e nella dinamica della danza, come a supportare, nell’improvvisazione del gesto e del movimento, quel pathos estremamente reale, attuale, contemporaneo di un animo innamorato.

Tra la pittrice e Fiammetta ci sono molte affinità, un libro su cui estrapolare un male di vivere e una tristezza instillata dal tempo e da più generazioni.

 

Perché iniziare dall’Epilogo

 

L'Epilogo non descrive il contenuto del libro (così come noi non descriveremo le nostre azioni) l'Epilogo indica la volontà di "continuum" il prolungarsi dell'opera stessa. E' desiderio di Fiammetta che sia letto e vada dove la fortuna lo porti senza porsi domande e senza scegliere in quali mani finisca.

L'Epilogo è la risoluzione dell'evento. Esso interpreta perfettamente la volontà interna e misterica della performance. Nel suo non essere descrittivo del libro, lascia il mistero vagare tra le parole (come tra le nostre relazioni) in un totale quadro astratto dove la forza delle parole (nella lettura) andranno ad esondare tutti i dubbi e le lacerazioni intellettuali, del pubblico, che cercherà dei legami di comprensione ma non appariranno collocati, al primo colpo d'occhio concentrato.

© Barbara Rossi

 

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