lunedì 8 dicembre 2025

Allegoria dell’Immacolata Concezione. Giovanni di Antonio Lappoli 1545

 

Scheda  - estratto di articolo.

Autore: Barbara Rossi

Giovanni Antonio Lappoli

 

 Tempera su tavola, cm 233x157

 Montepulciano, Museo Civico, lascito F. Crociani inv. 71/87

 

Firmata da Giovanni Antonio Lappoli e datata 1545 la pala è pervenuta al museo in seguito alla donazione che il collezionista e primicerio della Cattedrale di Montepulciano, Francesco Crociani, lasciò al Comune nel 1861. Riguardo alla provenienza originaria della tavola, troppo vaghe sono le notizie di Vasari (1568) che ricorda: “Fece il medesimo alcuni quadri di Nostre Donne che sono per Arezzo et in altri luoghi (…)”. Nessuna notizia risulta dai documenti della collezione Crociani.

      Dallo studio dei santi Lucia Monaci Moran (1990) ipotizza che il dipinto sia stato eseguito per il convento di San Girolamo, appartenuto al terz’ordine francescano dell’Osservanza di Montepulciano, e che il san Nicola, venerato nella zona, può essere associato ad un educandato femminile annesso al Monastero. Dello stesso parere anche Antonio Natali e Nicoletta Baldini (2005). 

venerdì 31 gennaio 2025

II PARTE DELLA MOSTRA "IL TEATRO DELLE VIRTU'"

 

Gran parte della società capì che i confini si erano allargati e alla vecchia visione tolemaica, secondo cui l’uomo gravitava all’interno di un sistema cosmologico finito, sferico e geocentrico, in cui intorno alla Terra, immobile al centro dell'universo, ruotano in ordine di distanza: la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno e la sfera delle stelle fisse, prese posto la teoria scoperta dal polacco Niccolò Copernico (1476-1543). Per Copernico la Terra si muove intorno al proprio asse di rotazione per la durata di un giorno con tutti i pianeti e il Sole è considerato al centro dell’Universo.

Il sistema copernicano non ebbe immediata fortuna; negli anni successivi fu sostenuto dagli astronomi Keplero e Galileo, mentre una gran parte di filosofi naturali e teologi lo ritennero inaccettabile. Soltanto due secoli più tardi, con l'avvento della meccanica celeste proposta da Newton, esso trovò piena accettazione.

Un contributo dello storico dell’arte ungherese Charles de Tolnay, apparso negli approfondimenti artistici della metà del Novecento, dichiara come l’artista Michelangelo Buonarroti fosse stato il precursore della tesi eliocentrica. Ipotizzando il Cristo raffigurato nell’affresco del Giudizio universale come il Cristo-Apollo. Michelangelo sviluppando le tesi del suo contemporaneo riuscì ad elaborarle in pittura, un tentativo che lo portò ad una vera e propria rivoluzione iconografica ancor prima di quella copernicana.

Le teorie di de Tolnay trovano fondamento osservando anche gli scarti cronologici tra il De Revolutionibus orbium coelestium di Copernico, opera in netto contrasto con l’allora vigente teoria geocentrica, data alle stampe nel 1543, con i lavori alla volta della Cappella Sistina che furono invece commissionati a Michelangelo già nel 1536. Se il collegamento tra le due opere fosse riconosciuto, significherebbe che con sette anni di anticipo il Giudizio universale presentava un’allegoria di quelle teorie che avrebbero di lì a poco segnato una rivoluzione della conoscenza e che già nel 1616 sarebbero state messe all’Indice.

La studiosa britannica Valerie Shrimplin, riprendendo la tesi di Tolnay spiega, nel suo libro intitolato Sun Symbolism and Cosmology in "Michelangelo's Last Judgment” (2001), come nel 1533 si creò un legame tra l’artista e lo studioso. A giugno di quell’anno, infatti, Papa Clemente VII si informò a fondo sulla teoria della centralità del Sole. Il modello copernicano lo colpì al punto che maturò in quel momento la decisione di realizzare il Giudizio.

La studiosa passa poi ad analizzare i legami tra Copernico, Michelangelo e il successore di Clemente VII, Paolo III, sotto il cui pontificato si conclusero i lavori alla Cappella Sistina. Copernico basò i suoi studi matematici sulle precedenti teorie di Marsilio Ficino, contenute nel suo De Sole, tenendo alcune lezioni a Roma sui concetti pitagorici cui pare partecipassero anche Michelangelo e il futuro Papa al secolo Alessandro Farnese. Ecco perché secondo Shrimplin è impossibile che i tre non fossero mai entrati in contatto. Anzi, considerando che il De revolutionibus di Copernico è dedicato a Paolo III, anche committente finale del Giudizio, si potrebbe ritenere che già in quelle circostanze si fossero instaurati rapporti diretti tra loro.  

Il Giudizio universale potrebbe essere stato un manifesto eliocentrico, voluto da due papi, realizzato proprio nel cuore della cristianità, di quella stessa Chiesa che nel secolo successivo si sarebbe posta a difesa del sistema tolemaico, con i processi a Giordano Bruno e Galileo.

Cristo - Giudizio universale - Città del Vaticano - Cappella Sistina 
Michelangelo Buonarroti (1536-1541)  
  



domenica 19 gennaio 2025

Arezzo celebra una mostra conoscitiva dedicata all’artista, all’architetto e biografo Giorgio Vasari

 



L'articolo per la vastità delle informazioni si compone in più parti che verranno pubblicate dalla  periodicamente. 

Da qualche mese la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Arezzo dedica una mostra all’artista Giorgio Vasari (1511-1574), con proroga fino al 2 marzo 2025. Personaggio erudito, non meno che eclettico, Giorgio Vasari fu un uomo poliedrico che seppe imporsi sullo scenario politico e artistico della città di Arezzo, già salita agli onori a metà del XV secolo con gli affreschi lasciati da un altro grande artista quale fu Piero della Francesca (?-1492).

Il percorso espositivo si snoda lungo i due piani dell’edificio ed è come sfogliare un manuale di arte moderna, così che anche il visitatore, il più inesperto, possa cogliere quegli spunti salienti che fecero di quel secolo l’età d’oro di questa città.

Apre la mostra il Ritratto di Francesco I de’ Medici eseguito da Agnolo Bronzino (1503-1572), pittore della prima maniera formatosi nella bottega fiorentina di Jacopo Pontormo (1494-1556). Da segnalare sempre dello stesso artista, l’Allegoria della Felicità pubblica (1567-1568) vicina ai modi dell’Allegoria del Trionfo di Venere (1540-45), custodita alla National Gallery di Londra.



Opere composte da figure giocate su scalature di colori sintetici, ritagliate entro uno spazio ristretto e reso volontariamente appiattito. Molti di questi capolavori fungeranno da modelli nel periodo individuato dagli storici dell’arte con il nome di Manierismo. Una corrente, quella del Manierismo, elaborata dalla mano di Jacopo Carucci e portata avanti nei territori toscani dalla pattuglia composta da Bronzino, Beccafumi e Rosso Fiorentino. Artisti che, nella dichiarata volontà di accentuare le figure, imbevute da una forte lascivia e in posizioni allungate da un’eccessiva rotazione dei busti, esprimevano un chiaro dissenso artistico ai fatti politici fiorentini.



Anche la scoperta, intorno al 1492, del “nuovo mondo” non fece che sottolineare nell’individuo la perdita di antiche certezze, provocando quel senso di estraniamento e vuoto esistenziale più profondo e incolmabile. A questo riguardo, cito l’opera con l’Alabardiere (1530 o 1537), di Pontormo, conservata al Getty Museum di Los Angeles dove quegli occhi fissi, spaesati e in cerca di un’altrove, sono espressione di una precisa condizione umana. 


                  L'Alabardiere Jacopo, Carucci detto Pontormo (1530 ca.)                   Cristo morto con gli angeli, Rosso Fiorentino (1525) 



giovedì 21 novembre 2024

 L'IPOCRISIA DEL SISTEMA. "UNA TRAGICOMMEDIA"

Ancora una volta ho il piacere di prendere un caffè con la prof.ssa Morra e in questa occasione mi informa dei suoi studi pubblicati sul suo nuovo libro.


Buongiorno, sono la prof.ssa Cristina Morra e sto prendendo il caffè con la carissima Barbara Rossi. In questa occasione parleremo del mio ultimo libro intitolato “L'Ipocrisia del Sistema” sottotitolo “Una tragicommedia” edito da Letizia Arezzo Aprile 2024.


È una sorta di pamphlet in cui denuncio i mali del mondo, anzi la pazzia globalizzata odierna. Il libro, anche se è piccolo, si compone di tre parti: la prima parte, che si svolge in maniera un po' scherzosa e anche un po' arrabbiata, è una denuncia sulle sciocchezze in cui siamo immersi, soprattutto le bugie e l'ipocrisia; nella seconda parte, cito giornalisti, storici, ambientalisti e studiosi che sostengono le cose che affermo; nella terza parte, analizzo il pensiero di Papa Bergoglio sulle proposte di speranza per correggere il sistema.


Nella copertina del libro abbiamo inserito dei fumetti dove, entro delle nuvolette, indico brevi frasi che si riferiscono al comportamento della gente odierna, come “viva i soldi”, “bella vita” e “falso impegno”, poi “fake news” e bugie continue: una propaganda martellante dei politici di tutti i colori, che descrivo anche nella prima parte del libro. I dibattiti televisivi sono incredibili. Questo “piccolo libro” è una mia deliberata denuncia ma anche una speranza, affinché la società si dia da fare per cambiare l’ordine della realtà in cui è caduto il mondo odierno, in modo da non appiattirsi nella disillusione e nella sfiducia.  

venerdì 18 ottobre 2024

Manifesto dell’associazione Navdanya International. Per una resistenza alimentare e agricola





Il link che segue è il Manifesto diffuso dall’associazione Navdanya International, per una resistenza alimentare e agricola che parta dal basso e si lasci alle spalle ogni forma di sfruttamento, del Pianeta e degli esseri umani. Food for Health è il titolo: cibo per la salute. Non a caso, certo. 

Il cibo è il principale “strumento” che l’uomo ha per mantenere in salute sé stesso, la terra e tutti gli esseri viventi. E, naturalmente, si può trasformare in strumento di “morte” e devastazione se fasullo, contaminato, artificiale e monopolio delle multinazionali. Utilizziamo, dunque, questo Manifesto di conoscenze e di intenti come un vero e proprio “grimaldello” per far saltare paradigmi ormai non più giustificabili (se mai lo sono stati).

                                                                            
                                                                          Link

venerdì 20 settembre 2024

IL CIBO DELL’UOMO. La via della salute tra conoscenza scientifica e antiche saggezze

 

Estratto dal libro: “Il cibo dell’uomo” (2015) di Franco Berrino, medico, patologo, epidemiologo, presidente dell’associazione “La Grande Via”, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha promosso lo sviluppo dei registri tumori in Italia e in Europa, grandi studi per indagare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro e sperimentazioni sullo stile di vita per prevenire l’incidenza del cancro al seno e delle sue recidive (progetti DIANA).

                                                                     


Nella medicina tradizionale cinese le carni sono considerate gli alimenti tonificanti per eccellenza, tonificano il Qi e nutrono il sangue, sono considerate particolarmente efficaci in chi ha malattie debilitanti, ma devono essere assunte con moderazione perché essendo toniche creano facilmente eccessi, stasi; una persona sana dovrebbe assumerne solo saltuariamente.

Anche nella nostra tradizione medica le carni erano raccomandate, in tempi in cui il loro consumo era eccezionale (praticamente fino alla metà del secolo scorso), a chi doveva superare una malattia. Poi, nella seconda metà del secolo, il consumo di carne è cresciuto fino a minacciare seriamente la salute dell’uomo e del pianeta.

A fine ottobre del 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità annuncia di aver classificato il consumo di carni rosse come probabilmente cancerogeno per l’uomo.

La notizia è stata presa molto male in ambienti economici, sanitari e giornalistici. I titoli in prima pagina riflettono ignoranza e conflitti di interesse.

martedì 13 agosto 2024

L’invasione del cibo industriale e del cibo spazzatura

 

Articolo della Dottoressa Mira Shiva, coordinatrice del progetto Initiative for Healt & Equity in Society e membro fondatore di Doctors for Food Safety & Biosafety 




 

Il cibo non è soltanto un mezzo per mettere a tacere la fame, è anche qualcosa di importante che dà conforto e gratificazione emotiva, se preparato e servito con amore. Il cibo è necessario per lo sviluppo fisico e mentale dei bambini, ci fornisce il sostentamento di cui abbiamo bisogno e soddisfa le nostre necessità nutrizionali, a patto però che sia bilanciato, sicuro e adatto alle differenti fasi della vita. 

Malnutrizione, sovrappeso e obesità

L’aumento del consumo di cibi ultra-lavorati nei paesi in via di sviluppo ha raggiunto il suo massimo dopo la diffusione, quasi ovunque, delle politiche neoliberiste; ed è stato praticamente imposto, aprendo ogni canale alle importazioni di alimenti industriali attraverso la riduzione dei dazi e favorendo l’ingresso dell’agroindustria nelle catene alimentari. Ciò non ha solo modificato le abitudini di consumo, ma ha anche portato alla perdita sistematica di opzioni alimentari più salubri che prima esistevano.

Per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e per eliminare gli ostacoli che frenano il miglioramento della salute pubblica, occorre non solo conoscere bene i fattori di rischio e i determinanti socio-economici di salute, ma anche saperli gestire ai fini dello scopo.

La lista che segue elenca alcuni dei più importanti determinanti socio-economici:

·     Povertà

·     Accordi

·     Politiche agricole e dei trasporti

·     Attività delle multinazionali

Sono questi che influenzano l’alimentazione e l’apporto di nutrienti e rappresentano i più preoccupanti fattori di rischio. La difficoltà di accesso al cibo, la perdita di nutrienti essenziali e di alimenti sicuri e biodiversi conducono alla fame, alla sottonutrizione e alla malnutrizione. Il cibo prodotto come conseguenza dei determinati di cui sopra porta a eccessi proteici, a un consumo di proteine non di buona qualità e alla perdita di micronutrienti e minerali.

sabato 13 luglio 2024

Solo il cibo vero è salute

 Secondo articolo inerente al libro: Cibo e Salute 

Dottor Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Correttiva dell’Istituto dei Tumori di Milano e presidente dell’associazione La Grande Via  


 

Gli allevamenti intensivi, le monocolture e l’impatto sul Pianeta

Oggi, comunque, il problema principale legato alla carne rossa è il danno che gli allevamenti intensivi causano al pianeta e all’ecosistema. Questo tipo di produzione è una componente importante dell’effetto serra, dell’inquinamento del suolo e del consumo di acqua. Inoltre, è un fattore estremamente impattante sul problema della fame del mondo, perché per produrre una caloria di carne si consumano 10-15 calorie in cibo vegetale, che potrebbero essere consumate dagli esseri umani. Oggi i bovini, ad esempio, non si cibano più di erba, che non è un alimento adatto all’uomo, ma consumano invece fondamentalmente cereali e legumi, cioè mais e soia, che potrebbero sfamare intere popolazioni. L’allevamento intensivo è quindi energivoro, consuma materie prime preziose e la resa non compensa quanto consumato; è dunque un sistema perdente, profondamente svantaggioso e distruttivo.

Non solo. La iper produzione di carne danneggia le popolazioni povere, alle quali viene sottratta la terra coltivabile per fare spazio ai grandi allevamenti, che hanno bisogno di ampie estensioni di terreno, e alle monocolture che poi andranno a sfamare quegli animali. A rimetterci sono i contadini, che invece potrebbero vivere di ciò che la terra produce e potrebbero anche vendere la produzione vegetale in esubero per contribuire a sfamare altre persone.

Laddove ci sono enormi distese di monocolture, si riducono l’agricoltura di prossimità e di sussistenza.

Un esempio sul quale riflettere può essere quello della Costa d’Avorio. All’inizio degli anni Settanta si percepiva un benessere generalizzato: tutti i bambini andavano a scuola, la fame non esisteva e l’economia era basata su caffè, cacao, caucciù e legname. Poi, negli anni Novanta, è arrivata la guerra tra il Nord e il Sud. E allora le comunicazioni, le esportazioni e il commercio si sono interrotti ed è arrivata la fame; i bambini morivano, non c’era da mangiare, si era rotto un equilibrio fragile che si basava sulla resa economica di monocolture che però non producevano alimenti commestibili. È questo ciò su cui occorre riflettere per cambiare paradigma.

Ci sono ampie aree in Africa dove la terra serve per produrre foraggio per gli animali, quindi è evidente che il danno generato dal consumo di carne è ancora più grave dell’impatto negativo che la bistecca può avere sul nostro intestino.

martedì 9 luglio 2024

CIBO E SALUTE. Manuale di RESISTENZA ALIMENTARE

Pubblico, in un breve ciclo di post, alcuni articoli estratti da questo libro, nel quale si affrontano i rischi che andiamo incontro se continuiamo a perseguire un'alimentazione sbagliata e quanto danno ancora arrecheremo all'ambiente. 

Nell'ultimo post sarà visibile il link per la lettura, nella versione italiana, del Manifesto "Food for Healt"



Vandana Shiva, fondatrice e presidente di Navdanya International

 

Oggi viviamo una situazione di assoluta emergenza planetaria, i suoli sono contaminati da sostanze chimiche, la biodiversità ha subito e sta subendo una devastazione senza precedenti, la produzione del cibo risponde a logiche economiche, industriali e di sfruttamento. Tutto ciò rappresenta evidentemente una grande minaccia per il futuro del nostro pianeta e degli esseri umani. Occorre allora individuare e perseguire la via per garantire il benessere della terra, la salubrità del cibo, l’utilizzo sostenibile delle risorse e il rispetto della biodiversità. La salute dell’uomo verrà di conseguenza.

Ciò di cui abbiamo tutti bisogno su questo pianeta è una transizione agro ecologica, dove per agroecologia è da intendersi il modello, sperimentato in India, il mio paese natale, che applica, sì, tecniche e sistemi di colture basati su principi ecologici nel rispetto dell’ambiente, ma che è anche una visione della vita, basata sul concetto di integrazione tra il genere umano e la natura.

La civiltà indiana si è evoluta e si è sostenuta per migliaia di anni ponendo al centro della sua agricoltura e del suo sistema sanitario la salute, la felicità e il benessere della Terra, di tutti i viventi e di tutte le persone.

Il motto Sarve bhavantu sukhinali, cioè “possano tutti i viventi essere felici”, è la nostra filosofia e l’obiettivo che guida tutte le scienze, le tecnologie e le conoscenze. La scienza vera si basa sul riconoscimento delle interconnessioni e delle interrelazioni fra gli esseri umani e la natura, fra organismi diversi e all’interno di tutti i sistemi viventi, compreso il corpo umano. In Oriente questo approccio ha favorito lo sviluppo di una scienza ecologica e sistemica, non frammentata e riduzionista come in Occidente, benché anche in India abbia preso piede negli ultimi decenni l’approccio meccanicistico più occidentale, generando contraddizioni e non pochi problemi.

Per la cultura indiana, le tecnologie sono strumenti. E gli strumenti devono essere giudicati secondo criteri etici, sociali ed ecologici; strumenti e tecnologie non sono mai stati considerati autoreferenziali, bensì giudicati nel contesto del loro contributo al benessere di tutti.

In India, le scienze ecologiche dell’agricoltura, del cibo e della salute si sono evolute come sistemi avanzati di conoscenza per migliorare il benessere collettivo.

I doni dell’India per la salute del mondo sono due scienze che si possono definire sistemiche: quella dell’agricoltura ecologica-biologica e quella dell’ayurveda intesa come scienza della nutrizione più avanzata, basata su cinquemila anni di tradizioni di cui si è dimostrata la salubrità.

lunedì 3 luglio 2023

Il MONDO... secondo CRISTINA. Immagini, riflessioni ed emozioni di una geografa.

La recensione del nuovo libro della prof.ssa Cristina Morra, oltre a farci conoscere brevemente il contenuto del suo nuovo libro, è anche rivolta a tutti gli studenti ai quali insegno, visto che può essere una breve lezione su alcuni degli argomenti affrontati nel corso dell'anno scolastico. 
Buona lettura miei cari…



Che cosa è la geografia

Secondo alcuni la geografia è una materia noiosa che costringe a imparare nomi di monti, fiumi e città a memoria e invece niente di più sbagliato. Perché la geografia è una scienza e dal punto di vista dell’insegnamento scolastico è una disciplina fondamentale. Tanto che il grande filosofo della fine del ‘700 Emmanuel Kant, la descrisse come una scienza per la vita.

La geografia serve a conoscere il mondo che ci circonda, studia gli aspetti naturali e quelli trasformati dall’uomo sulla superficie terrestre. Cerca così di capire il luogo e l’origine dei fenomeni, come siano legati fra di loro e gli eventuali sbocchi, rendendo però la geografia una materia complessa e difficile, perché chiede di collegare le cose, sottoponendo lo studioso ad un ragionamento e non solo alla fase della mera memorizzazione.  

giovedì 31 ottobre 2019

Cittadini liberi e consumatori consapevoli nel mondo globalizzato. Un caffè con la Prof.ssa Cristina Morra



Alla luce delle nuove tematiche che il mondo sta affrontando. 
Ho ritenuto interessante recensire il libro della Prof.ssa Cristina Morra inerente a tali problematiche.


Il testo è stato segnalato, per la saggistica, al Premio Internazionale TULLIOLA – 2009 -


Giovedì 7 novembre 2019 alle ore 18.00 ad Arezzo 

presso Verde ACQUA BY POUREAU, via Lorenzetti  64/66 

TAVOLA ROTONDA. Incontro con la Prof.ssa Cristina Morra, geografa, autrice del libro

Interverranno:

Dott.ssa Barbara Rossi, moderatrice, storica dell'arte e curatrice di eventi 

Dott.ssa Maria Letizia Puzzella, economista, gestore   de L'ALVEARE GIOTTO di Arezzo








martedì 25 giugno 2019

*Verrocchio il maestro di Leonardo*






Fino al 14 luglio prosegue la mostra fiorentina di Andrea di Michele di Francesco Cioni in arte Verrocchio (1435-1488), una doppia esposizione che vede il filo conduttore dell’attività del pittore per gli anni giovanili, all'interno delle sale di Palazzo Strozzi, e della piena maturità nelle due sezioni al Museo del Bargello.

Il valore artistico della mostra lo si riscontra dall'imponente lavoro di raccolta delle 120 opere che i curatori, Caglioti e De Marchi, hanno portato a termine lungo una gestazione di ben quattro anni. L’intento, hanno dichiarato, è stato quello di ridare lucentezza e splendore ad un artista, quasi dimenticato o non del tutto al centro della critica contemporanea, ma che in realtà ha fatto scuola ad una generazione di artisti poi divenuti meteore o astri nascenti nella storia del Rinascimento. Opere di: Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Desiderio da Settignano, Lorenzo di Credi, Fra’ Bartolomeo, Pietro Perugino, Giovanfrancesco Rustici, Bartolomeo della Gatta, Leonardo da Vinci, i Pollaiolo, fanno rivivere lo splendore di quelle botteghe vivaci e dinamiche sparse nei cantieri della Firenze del Quattrocento. Di certo, l’incombente lezione lasciata da Donatello, dovette portare ad una nuova virata nel genere della scultura, costringendo gli artisti a studiare i più sofisticati meccanismi delle pose, delle mani e della torsione del busto, affinché rimanessero sulla cresta dell’onda e così da ottenere sempre più commissioni.

venerdì 6 luglio 2018


Rimarrà aperta fino al 22 luglio nelle sale di Palazzo Strozzi a Firenze, la mostra ideata da Luca Massimo Barbero dal titolo: Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano.

Una carrellata di ottanta opere, che hanno come scopo specifico, quello di ripercorrere i tratti salienti che hanno caratterizzato il panorama italiano, dall’Unità d’Italia agli anni della contestazione sessantottina. Una storia visiva composta da opere, video e installazioni dei principali artisti, che hanno apportato con al loro ricerca, quel cambiamento di gusto, di genere e di costume espressi nell’arte, nel cinema, nella moda, nella cronaca, nella politica della società italiana. 
Inizia il percorso il grande quadro con La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (1955), del realista Renato Guttuso. Un’opera inerente all’Italia del Risorgimento, che sta a simboleggiare un secondo rinnovamento identificato nel secondo dopoguerra.  Subito dopo Il comizio (1950) di Giulio Turcato (che poi è l’emblema della mostra), fu una tra le opere che andarono in mostra nel 1948 a Bologna nella “Prima mostra nazionale d’arte contemporanea”, suscitando scandalo e aprendo un aspro dibattito sulle pagine dei giornali. Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano su Rinascita parlò di “cose mostruose, scarabocchi”. In realtà l’arte moderna, in quel periodo, iniziò a prendere strade diverse. Staccandosi da un figurativo non più funzionale per quell’epoca, si avviava verso una nuova interpretazione del culto delle immagini e dei contenuti, racchiusi nel simbolo, e adesso studiato in funzione metalinguistica. Parte da qui la ricerca di Giulio Turcato, il cui frammento ideale contenuto nel simbolo, non è altro che l’espressione in forma triangolare delle bandiere con il loro svettare fino agli estremi lembi della superficie della tela, così come gli striscioni bianchi che vi si frappongono orizzontalmente e le linee curve e ondeggianti che lasciano intendere la presenza di migliaia di persone. Gli fa eco Stars, l’opera di Franco Angeli, su cui riproduce (come se fossero tanti stampi in una volta che assomiglia ad un firmamento) la falce e il martello, logo realizzato qualche anno prima da Guttuso per il Partito Comunista. L’opera ricca di significati, si moltiplica nel segno, mostrando anche la non estraneità dell’artista ai fatti americani intorno alla nascente pop art Warholiana. Il quadro battuto dalla casa d’aste Sotheby’s di Milano nel 2016, ha totalizzato il record di 87,000 euro.

martedì 22 maggio 2018

L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio


Dopo il successo invernale della mostra sul Cinquecento tenutasi a Palazzo Strozzi, eccone il proseguimento storico-temporale nell'allestimento ai Musei di San Domenico a Forlì. Un’esibizione di opere di alto livello che si ricongiungono a quell'insieme di idee e fatti storici, focalizzati nella mostra fiorentina appena conclusasi. Una tra le novità che difficilmente ci vengono offerte, quando andiamo per mostre, è indubbiamente quella di trovare le pale pittoriche riallestite dentro una sorta di spazi immaginativi, che ne possano tuttavia rievocare il contesto, e quindi gli altari primigeni entro i quali furono pensate e progettate. Il visitatore infatti si calerà dentro l’osservazione delle tavole, spostandosi agevolmente nella grande sala, ad aula unica, della chiesa domenicana di San Giacomo Apostolo. Seguendo il filo logico artistico, apre la mostra il grande arazzo su cartone di Raffaello Sanzio, elaborato dalla Manifattura di Pieter van Aelst oggi ai Musei Vaticani (Bruxelles 1515-1519)

mercoledì 13 dicembre 2017

L' AGRICOLTURA NEL MONDO. Un caffè con la Prof.ssa Cristina Morra

In occasione del Terra Madre Day da poco festeggiato da Slow Food ho ritenuto interessante  recensire il libro della prof. Cristina Morra inerente a tali argomenti.  



Questo libro si trova presso l’editore Letizia di Arezzo in via Filzi e nelle principali librerie cittadine


Titolo: l'agricoltura nel mondo dai paesaggi tradizionali all'attuale geografia della sazietà fame e sete.
Il titolo porta ad un'analisi degli aspetti essenziali storico-geografici delle attività tradizionali agro-pastorali con la conseguente loro trasformazione nelle moderne produzioni dell'agricoltura industrializzata e dell'allevamento: questo per spiegare anche l’aumento del costo del cibo, con la conseguente riduzione della capacità di acquisto delle popolazioni povere.

domenica 5 novembre 2017

**Escher. Oltre il possibile**


                                           

A Pisa è stata inaugurata da poco la mostra curata da Stefano Zuffi “Escher. Oltre il possibile” presso le sale BLU | Palazzo d’arte e cultura con chiusura fissata al 28 gennaio 2018. Una selezione di oltre cento opere comprendenti: xilografie, acqueforti e mezzetinte del famoso incisore olandese Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972). L’esposizione si articola in nove sezioni: Volti, Animali, Oggetti e Riflessi, Geometrie e Ritmi, Paesaggi, L’artista, Architetture fantastiche, Nature e Autoritratti. Il visitatore avrà così modo di ripercorrere la sua carriera fin dai primi anni venti quando già diciannovenne si esercitava nelle prime incisioni su linoleum utilizzando nella composizione dello sfondo una serie di righe verticali, memore degli studi geometrici portati avanti dal gruppo olandese “de Stijl” e successivamente riprese dal movimento della “op art”. (cfr. l’incisione Ritratto di Jetta del 1925). 

venerdì 22 settembre 2017

Francesco Rustici detto Il Rustichino, caravaggesco gentile e il naturalismo a Siena





Chiuderà a fine mese questa bella iniziativa intitolata: Il Buon Secolo della pittura senese. Dalla Maniera moderna al Lume Caravaggesco. Promossa da vari enti territoriali tra i quali il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali e l’Università degli Studi di Siena e allestita nelle sedi espositive di Montepulciano, San Quirico d’Orcia e Pienza. In questo articolo mi soffermerò sulla terza sezione, dedicata a: Francesco Rustici detto Il Rustichino, caravaggesco gentile e il naturalismo a Siena, curata da Marco Ciampolini e Roggero Roggeri.

mercoledì 12 luglio 2017

Il buon secolo della pittura senese. Dalla maniera moderna al lume caravaggesco.





Prorogata fino al 30 settembre 2017, la mostra intitolata Il buon secolo della pittura senese, uno stimolante itinerario artistico che si snoda tra Montepulciano, all’interno del Museo Civico, Pinacoteca Crociani, con opere di Domenico Beccafumi. A San Quirico d’Orcia con la mostra dal titolo: Riflessi della pittura senese negli ultimi decenni della Repubblica, presso il Palazzo Chigi Zondadari, visibili opere di Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma e di Bartolomeo Neroni in arte Riccio; ed infine a Pienza, al Conservatorio San Carlo Borromeo, con l’esposizione dei dipinti di Francesco Rustici detto il Rustichino, caravaggesco gentile. Un lasso di tempo utile per riannodare i trascorsi della pittura senese; che si estende dagli inizi del Cinquecento, attraverso gli esordi della maniera moderna senese, con l’attività del giovane Beccafumi, lungo il cammino segnato dalla caduta della Repubblica (1530) e dalla Controriforma (1545 – 1563) con le opere del Sodoma; fino a comprendere quegli artisti, come il Rustici, che si seppero aprire alle novità di metà Seicento, apportate dal naturalismo di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Allegoria dell’Immacolata Concezione. Giovanni di Antonio Lappoli 1545

  Scheda  - estratto di articolo. Autore: Barbara Rossi Giovanni Antonio Lappoli    Tempera su tavola, cm 233x157  Montepulciano, Museo Civi...